Roma Antica

Pianta di Roma Antica
Tavola
26
Titolo

Pianta di Roma Antica

Autore
Pirro Ligorio
Disegnatore
Pirro Ligorio
Datazione
1561
Descrizione

Carta ideata e disegnata dal Pirro Ligorio (carta grande) rielaborata da Giacomo Bos o Boss. Questa artistica pianta monumentale porta il titolo in alto: ANTEIQVAE VRBIS IMAGO ACCVRATISSIME EX VETVSTEIS MONVMENTEIS FORMATA. In alto a sinistra in un tronco di colonna giacente vi sono il sottotitolo, le fonti indicate in modo generico, il nome dell'autore, la dedica a Pio IV, la sottoscrizione dell'editore "Joannis Orlandi formis Romae 1602". La pianta è definita con proiezione e figurazione verticale con alzato. Dettagliato è il disegno delle mura aureliane. Le indicazioni toponomastiche sono in latino e in italiano (quest'ultime in corsivo). L'orientamento è con il Nord in alto a sinistra (v. anche tav. 25).

Tecnica
Incisione in rame, eseguita su 6 rami. Esemplare montato su tela
Dimensioni originali
cm. 129 x 145
Luogo e data edizione
1574-1575 ed. Antonio Lafréry, ristampata a Roma nel 1602 da Giovanni Orlandi
Fonte

A.P. Frutaz, Le piante di Roma, Roma 1962, II, XVII, 26.

Nota bibliografica

A.P. Frutaz, Le piante di Roma, I, XVII, Roma 1962, p. 61-62.

Note

Esemplare conservato nel British Museum: K. LXXXI. 8 (la R. Biblioteca di Stoccolma, Collezione De la Gardie, ne possiede un esemplare). Frutaz pubblica la 2. ediz. curata dall'Orlandi. Di questa pianta esistono delle ristampe con i rami dell'edizione originale come quella di Giovanni Battista De Rossi. Di questa ristampa esiste un esemplare alla Nazionale di Roma, P. T. 7, con la sottoscrizione di Giovanni Scudellari. Un'altro esemplare si trova alla Biblioteca dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte di Roma, Roma VII. 139. A, con la sottoscrizione cancellata. Questa carta è il frutto dell'inventiva di Pirro Ligorio ed è suffragata da una vasta, ma non sempre chiara, conoscenza delle fonti letterarie, archeologiche ed architettoniche dell'antichità classica. Un certo numero di monumenti sono disegnati con precisione. Probablimente l'autore si è servito della pianta del Bufalini (v. tav. 189).