Cartografia storica

Parlare di Carte Storiche ‒ in virtù della loro intrinseca natura ‒ significa utilizzare uno strumento, un tramite divulgativo che si esprime attraverso la raffigurazione, la rappresentazione, la ricostruzione, nonché la lettura e l’interpretazione di uno spazio fisico in movimento (geografia di geografie). Uno strumento, quindi, che pone in luce un approccio tutt’altro che solo teorico al tema del paesaggio ‒ naturale e/o artificiale ‒ ma istituisce una relazione connaturata con la morfologia del suolo, in quanto esso è memoria fossile della storia, è luogo estetico dalle millenarie trasformazioni con le rispettive emergenze. Da ciò un paesaggio carico dei suoi valori di natura fisico-materiale e di significati sociali e culturali, tutti stratificati nella memoria della storia dei luoghi e degli uomini.

Significa, dunque, riconoscere un sistema multiforme di elementi tra loro collegati da trame diversificare ed espresso in un linguaggio archeologico, storico, ambientale, geografico e geologico, caratterizzante un processo che parte dalla natura per arrivare alla configurazione di essa in un’operazione di sintesi intenzionale esercitata dalla volontà dell’uomo (l’uomo che disegna lo spazio). In tal modo natura ed artificio diventano fattori complementari, dando di volta in volta più evidenza alla natura o all’artificio nel trovare un disegno d’insieme che abbia significato e funzione formale.

I piani di lettura proposti in questa raccolta di carte storiche seguono ‒ nell’offrire le migliori condizioni di comprensione ‒ una linea di sviluppo che, per il tipo di tematica trattata e per la necessità richiesta di omogeneità e intendimento nella loro dimensione storica e tecnicista, è stato necessario strutturarla in sei ambienti.

In termini generali ‒ e tanto per citarne solo alcune ‒ si va dalla pianta marmorea di Roma di età severiana del III sec. d.C.; alla tabula Peutingeriana del IV-V sec. d.C.; alle rudimentali figurazioni medievali di Fra Paolino da Venezia; alle produzioni rinascimentali del XVI sec. dal disegno più dettagliato e dalle forme compositive più armoniose come ad esempio quelle di Leonardo Bufalini; alle composizioni del XVIII sec. di Giovanni Battista Falda e di Giovanni Battista Nolli, quest’ultimo precursore della moderna cartografia eseguita con rigoroso metodo tecnico (proiezione, figurazione, orientamento); alla più moderna cartografia del XIX sec. frutto dell’Istituto Geografico Militare con la Carta d’Italia alla scala 1:100.000 (suddivisa in tavolette e quadranti); alle più avanzate carte del XX sec. derivate dalla restituzione aerofotografica eseguita con apparecchi “Nistri”.

Ogni carta è accompagnata da una scheda descrittiva che va a riassumere ‒ oltre agli aspetti generali (titolo, autore, datazione, tecnica ecc.) ‒ le sue caratteristiche dal contenuto paesaggistico-culturale, cercando di mettere in rilievo il maggior numero possibile di informazioni.